Perché NO al referendum Nordio
Il NO alla riforma è un gesto politico di difesa democratica. Smaschera la retorica dell'efficienza, difende una giustizia indipendente e resiste a un modello più autoritario e centralizzato.
Il voto NO alla riforma della giustizia è l'unica risposta contro una riforma che rafforza il potere esecutivo, riduce i contrappesi e indebolisce la magistratura indipendente. Votare NO significa difendere l'equilibrio dei poteri, la partecipazione popolare e gli spazi di conflitto democratico.
Il NO come atto politico necessario: una critica comunista al fronte del Sì
Il punto di partenza è semplice e netto: votare NO alla riforma della giustizia non è solo una scelta tecnica, ma un gesto politico di difesa democratica. Il NO è la risposta di chi non accetta che l’ordinamento venga piegato alle esigenze del potere esecutivo, di chi rifiuta la trasformazione dello Stato in una macchina sempre più verticale, sempre meno controllabile dal basso.
La posizione del fronte del Sì: prova a raccontare questa riforma come un passo verso l’efficienza. Ma la verità, letta con occhi democratici, è un’altra: il Sì rafforza l’ordine costituito, consolida il blocco dominante e riduce gli spazi di conflitto sociale.
1. Il NO contro la retorica dell’efficienza
La retorica del Sì: “snellire”, “modernizzare”, “razionalizzare”.
La realtà: parole che hanno sempre significato concentrare il potere, ridurre i contrappesi, rendere lo Stato più funzionale agli interessi del capitale e degli speculatori.
Il ruolo del NO: smaschera questa retorica. Ricorda che la giustizia non si migliora indebolendo chi deve controllare il potere, ma investendo in personale, strutture, diritti. Cose che la riforma non fa.
2. Il NO contro la magistratura docile
La riforma propone: la creazione di due CSM e il sorteggio dei componenti.
La conseguenza: non sono innovazioni democratiche, ma strumenti per frammentare e indebolire la magistratura, rendendola meno autonoma e più permeabile alle pressioni politiche.
Il principio del NO: difende una magistratura indipendente come baluardo per chi non ha potere, non come privilegio corporativo.
3. Il NO contro la stabilità del blocco dominante
Il sostegno al Sì: CISL e UIL sostengono il Sì.
La logica: è la scelta di chi ha abbracciato una logica concertativa, compatibile con gli equilibri del potere e con le esigenze del mercato.
La scelta del NO: è di chi non accetta questa stabilità apparente e vede nella riforma un passo verso un modello istituzionale più autoritario, centralizzato e meno democratico.
4. Il NO come difesa della partecipazione popolare
Le organizzazioni per il NO: CGIL, USB e COBAS convergono sul NO.
Il motivo: riconoscono che questa riforma non migliora la giustizia: la rende più distante dai cittadini e più vicina al governo.
Il NO non è conservazione: è resistenza. È la difesa di uno spazio democratico che, se ceduto oggi, sarà impossibile recuperare domani.
5. Conclusione: il NO viene prima
Il referendum: non è un tecnicismo, è una scelta di campo.
Il ruolo del NO: è l’unico voto che difende l’equilibrio dei poteri, la partecipazione popolare e la possibilità stessa di un conflitto democratico.
Per questo, oggi, il NO è l’unica risposta possibile.