NO! La Costituzione non si tocca
22/23 MARZO AL VOTO REFERENDARIO
Perché votare NO alla riforma costituzionale sulla giustizia
Il dibattito sulla riforma costituzionale che riguarda la giustizia è stato spesso dominato da slogan, semplificazioni e contrapposizioni ideologiche. Eppure, quando si tocca l'architettura della Costituzione, servono prudenza, dati e una domanda fondamentale: questa riforma migliora davvero la vita dei cittadini?
Secondo molti giuristi, magistrati e studiosi, la risposta è no. Ecco perché.
1. La riforma non affronta i problemi reali della giustizia
La lentezza dei processi non dipende dalla Costituzione, ma da fattori molto più concreti:
- carenza cronica di magistrati e personale amministrativo,
- uffici sovraccarichi,
- infrastrutture informatiche insufficienti,
- organizzazione delle procure spesso troppo gerarchica.
Nessuno di questi nodi viene toccato dalla riforma.
Si cambia la struttura costituzionale, ma non si interviene su ciò che rallenta davvero i processi.
2. La separazione delle carriere non porta benefici misurabili
La riforma divide giudici e pubblici ministeri in due ordini separati.
Ma i dati europei mostrano che:
- nei Paesi con carriere separate i processi non sono più rapidi,
- gli errori giudiziari non diminuiscono,
- la qualità delle indagini non migliora automaticamente.
Il PM italiano non è "l'avvocato dell'accusa": è un magistrato imparziale, con gli stessi doveri di indipendenza del giudice. Separare le carriere non accelera i processi, ma cambia l'equilibrio costituzionale.
3. Due CSM distinti e basati sul sorteggio aumentano il peso della politica
La riforma prevede due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i PM, con membri sorteggiati da elenchi predisposti dal Parlamento.
Questo comporta due rischi:
- meno rappresentanza interna: i magistrati non eleggono più i propri organi di autogoverno;
- più influenza politica: gli elenchi dei membri laici sono definiti dal Parlamento, che diventa l’attore centrale nella selezione.
Il sorteggio non elimina il correntismo, ma indebolisce l’autonomia della magistratura.
4. L’Alta Corte disciplinare è un organo nuovo, costoso e poco giustificato
La riforma crea un nuovo organo costituzionale per giudicare i magistrati nei procedimenti disciplinari.
Ma:
- il sistema attuale funziona ed è già stato rafforzato dalla riforma Cartabia,
- il numero di procedimenti non giustifica un’istituzione così complessa,
- la nuova Corte riduce il ruolo della Cassazione e aumenta quello dei membri laici, quindi della politica.
Si rischia di sostituire un sistema che funziona con uno più fragile e meno tecnico.
5. Una riforma costituzionale dovrebbe migliorare la giustizia, non complicarla
Cambiare la Costituzione è un atto serio.
Dovrebbe portare benefici concreti ai cittadini: processi più rapidi, uffici più efficienti, maggiore trasparenza.
Questa riforma, invece:
- non riduce i tempi dei processi,
- non aumenta la produttività,
- non migliora la qualità delle indagini,
- non risolve la carenza di personale,
- non semplifica il sistema.
Introduce invece nuovi organi, nuove procedure e nuovi rischi di interferenze politiche.
6. Il vero miglioramento passa da investimenti e organizzazione
Quando lo Stato ha investito — come con il PNRR — i risultati si sono visti:
- arretrati ridotti,
- processi più rapidi,
- uffici più efficienti.
La strada è questa: risorse, personale, digitalizzazione, organizzazione.
Non una riscrittura della Costituzione che non tocca nessuno dei problemi concreti.
Conclusione: un NO per difendere l’indipendenza e chiedere riforme utili
Votare NO non significa difendere lo status quo.
Significa dire che la giustizia ha bisogno di riforme vere, non di interventi costituzionali che non migliorano il servizio ai cittadini e rischiano di indebolire l’indipendenza dei magistrati.
Un NO per chiedere soluzioni concrete, non simboliche.
Un NO per una giustizia più efficiente, più moderna e davvero più vicina alle persone.