ISLAM e LIBERTA'
Critica al noto editorialista E.Galli della Loggia
Il noto editorialista del Corriere della Sera E.G. della Loggia in un suo recente intervento pone la domanda perché nei Paesi a maggioranza musulmana la libertà sarebbe assente o limitata.
Una domanda comoda e retorica perché evita di interrogare la storia, la geopolitica, i rapporti di forza che hanno modellato quelle società.
Una domanda che riduce il risultato di processi materiali e politici secolari.
E.G. d L. rappresenta l’Islam "dall'Himalaya all'Atlantico" come blocco monolitico, impermeabile alla libertà e alla tolleranza.
Ma è proprio questa la premessa che non regge alla prova dei fatti.
La storia che non si vuole vedere e solo usando la visione eurooccidentale.
Dall’Iran del 1953 all’Iraq del 2003, dall’Egitto di Nasser all’Algeria degli anni Novanta, ogni tentativo di costruire modelli politici indipendenti – laici, socialisti, repubblicani – è stato soffocato da colpi di Stato, guerre per procura, interventi diretti o indiretti delle potenze occidentali.
Non è l’Islam ad aver impedito la libertà ma la geopolitica del petrolio, la logica dei blocchi, la necessità di mantenere regimi “affidabili” per gli equilibri energetici e militari.
Parlare di libertà senza parlare di imperialismo significa raccontare una storia dimezzata e fantasiosa.
L’Islam non è un soggetto politico unico. Nel mondo musulmano convivono movimenti progressisti, correnti laiche e repubblicane, femminismi radicali, sindacati e movimenti sociali e non ultime élite autoritarie spesso sostenute dall’esterno.
Persone ricchissime con poverissime moltitudini.
Ridurre tutto a un’unica matrice culturale significa cancellare la complessità e, soprattutto, assolvere i fattori materiali che determinano gli assetti politici.
La libertà non è un valore astratto che nasce o muore in base alla religione dominante.
La libertà è un prodotto storico: richiede istituzioni, redistribuzione, istruzione, stabilità economica. In assenza di tali fattori, impediti dalla dipendenza economica, la libertà ha difficoltà a radicarsi.
I prof.Della Loggia evoca infine la questione migratoria, sostenendo che le comunità di origine islamica tenderebbero a mantenere una distanza culturale.
L'editorialista forse ignora che la separazione è funzione della struttura sociale in cui i migranti vengono inseriti: lavori precari, quartieri marginali, assenza di mobilità sociale. È la segregazione economica a produrre identità rigide, non il Corano, non la religione.
Attribuire la mancanza di libertà all’Islam significa confondere l’effetto con la causa.
Il Nostro in questo è specializzato.
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