A proposito dell'IRAN

A Teheran, durante una conferenza internazionale, donne iraniane hanno raccontato guerra e resistenza. Roberta Rivolta, unica occidentale presente, propone una lettura alternativa della “liberazione femminile”

Conferenza internazionale su donne, intelligenza speciale e giustizia globale. Teheran
Presidenza della conferenza di Teheran

Conferenza internazionale: donne, società e giustizia.

Il primo gennaio Roberta Rivolta, giornalista, si trovava a Teheran, dove è stata invitata a partecipare alla prima Conferenza internazionale su donne, intelligenza sociale e giustizia globale.

All’evento erano presenti circa 120 donne, per la maggior parte iraniane, ma anche provenienti da diversi altri Paesi musulmani. Roberta Rivolta era l’unica occidentale, condizione che ha reso particolarmente intenso il coinvolgimento nell’ascolto delle testimonianze, soprattutto quelle relative alla cosiddetta “guerra dei 12 giorni”.

Alle narrazioni occidentali sui “diritti delle donne”, le partecipanti hanno risposto raccontando di mariti e figli assassinati, di case distrutte, di vite spezzate in quartieri residenziali abitati esclusivamente da famiglie.

È stata ascoltata la testimonianza di una scienziata che ha perso il marito, anch’egli scienziato, e il figlio; quella di una dottoressa che ha lavorato per tre giorni consecutivi nel pronto soccorso senza mai fermarsi; quella della caposquadra di un’unità di vigili del fuoco composta da donne, intervenuta sul luogo del primo bombardamento, che ha immediatamente compreso di non trovarsi di fronte a un incendio e ha dovuto reprimere la reazione emotiva per assumere il comando della situazione nel minor tempo possibile.

Un’altra donna ha raccontato la distruzione di 600.000 libri della propria biblioteca. Nella zona 8 della città, priva di obiettivi militari, inizialmente non si comprendeva il motivo dell’attacco, fino a quando è emerso che il vero bersaglio era uno scienziato che abitava nelle vicinanze. Il sindaco della zona 8, anch’essa una donna, è accorsa immediatamente sul luogo ed è rimasta a coordinare le operazioni di soccorso.

Nel corso della conferenza, una relatrice ha avanzato un’affermazione centrale per la comprensione del dibattito: le donne sono coloro che, attraverso l’educazione dei figli, trasmettono di generazione in generazione i valori della società di appartenenza.

Successivamente, una partecipante pakistana ha sintetizzato il concetto affermando che sono le donne a formare le persone, la società e i soldati. Secondo questa prospettiva, è proprio per questo ruolo fondamentale che le donne sono diventate un bersaglio dell’Occidente. La donna iraniana subirebbe gli attacchi più duri perché agisce sia nella famiglia sia nel tessuto sociale. La relatrice ha definito la civiltà come il risultato dello sforzo collettivo di una nazione, che si realizza attraverso i valori trasmessi all’interno della famiglia, e dunque principalmente attraverso le donne.

Ciò che in Occidente viene definito “liberazione della donna iraniana” è percepito da molte donne iraniane come un’aggressione. Un’aggressione volta a imporre costumi occidentali con l’obiettivo di indebolire la donna nel suo ruolo di custode e promotrice di un sistema di valori che l’Occidente intende smantellare.

La partenza da Teheran è avvenuta alle 22:00: nella sezione dell’aeroporto in cui si trovava Roberta Rivolta erano presenti tre negozi, di cui due chiusi. Lo scalo successivo, a Doha, alle due di notte, appariva invece come un enorme centro commerciale: luci, merci e attrazioni dedicate al consumo.

La cultura iraniana che l’Occidente tenta di demolire è, secondo questa analisi, una cultura che non pone il mercato al di sopra dell’essere umano, che resiste alla logica della speculazione selvaggia applicata a ogni ambito dell’esistenza. È anche questo sistema di valori che consente agli iraniani di resistere e di sostenere la lotta contro l’occupazione colonialista del territorio palestinese, senza lasciarsi sedurre dal mercato e senza anteporre il benessere materiale alla dignità e all’identità nazionale, intesa come identità dell’intera umanità.

Nel corso della conferenza, Roberta Rivolta è stata invitata a intervenire. L’invito non era previsto e l’intervento è stato elaborato sul momento. Di seguito il testo integrale:

“[...] le donne sono una delle armi principali utilizzate dalla propaganda occidentale per aggredire i Paesi indipendenti.
I nostri governi spendono notevoli sforzi e ingenti quantità di denaro in premi, film e libri, incentivi e finanziamenti per associazioni e campagne ‘culturali’ che hanno come oggetto e come obiettivo le donne [...]. La lotta contro la discriminazione è stata distorta in un tentativo di forzare la natura femminile in una goffa imitazione di quella maschile.
Come l’ayatollah Khamenei ripete spesso, l’uguaglianza si misura in termini di rispetto, progresso sociale, istruzione, ruoli professionali, accesso al sistema sanitario. In Occidente, invece, le rivendicazioni si sono trasformate in una competizione con gli uomini nel campo dei comportamenti sociali e in una ostentata disinibizione nel vestire. [...] La sensazione è che, nelle strade e nei luoghi pubblici, le donne siano più rispettate qui che in molti Paesi occidentali. [...]. Vi ringrazio per le vostre parole illuminanti, che riporterò nel mio Paese, nella speranza di contrastare i pregiudizi diffusi dai nostri governi allo scopo di dividere le donne occidentali da quelle del resto del mondo. Spero che un giorno tutte le donne occidentali si uniranno a voi nella vostra lotta contro l’imperialismo.”

Al termine della conferenza, alcune giovani donne si sono avvicinate per parlare. La prima si è presentata come laureata, in attesa di iniziare un dottorato di ricerca; nel frattempo insegna all’università ed è madre di cinque figli. Quasi tutte le donne incontrate erano laureate, quasi tutte professioniste.

Commentando con un’altra partecipante: “Incredibile, insegna all’università, studia e ha cinque figli, come avrà fatto?”, la risposta è stata: “Io ho quattro figli, ho un PhD e sono una scienziata nucleare”.

Resta aperta la domanda su come riescano a conciliare famiglia e carriera, ma emerge con forza l’idea che la società e le donne iraniane abbiano forse qualcosa da insegnare all’Occidente.

Per consultare l'articolo integrale visitare il post fb di Roberta Rivolta